Lavoro in serra: valutazione del rischio



Innanzitutto, sono definibili come pesticidi due diverse categorie di prodotti che sono utilizzati in campo agricolo (e non).

Le due categorie si distinguono in prodotti fitosanitari e prodotti biocidi. I prodotti fitosanitari (PF) e i prodotti biocidi (PB) possono anche contenere lo stesso principio attivo, ma i primi sono sempre e solo pesticidi utilizzati in agricoltura o in campo florovivaistico, mentre ai biocidi appartengono anche i prodotti disinfettanti, preservanti e antincrostazione.

Se per il settore agricolo il termine di pesticida viene utilizzato nella accezione di PF, nella accezione comune i PF sono chiamati anche agrofarmaci o fitofarmaci e talvolta sono definiti anche antiparassitari o anticrittogamici, sebbene i primi siano in prevalenza insetticidi (contro i parassiti di piante e animali) e i secondi fungicidi.

In particolare, i lavoratori agricoli sono esposti ai pesticidi attraverso due principali vie di esposizione:

  • l’assorbimento cutaneo: può verificarsi a causa degli spruzzi, della fuoriuscita o della deriva durante la miscelazione, il carico o l’applicazione di un pesticida oppure per contatto con i residui sulle attrezzature per l’applicazione o sulle superfici trattate e sugli indumenti;

  • l’esposizione inalatoria: può causare gravi danni al naso e alla gola: le sostanze possono raggiungere le zone di scambio negli alveoli polmonari e diversi organi.

I fattori che entrano in gioco nella valutazione della esposizione professionale a prodotti fitosanitari sono molteplici e “includono, oltre alla natura chimica, fisica e tossicologica delle sostanze attive, anche la frequenza d’uso, la dose di applicazione, l’uso di dispositivi di protezione individuale (DPI) e l’ambiente.

La serra è un apprestamento protettivo utilizzato in agricoltura per la forzatura o la semi-forzatura delle colture. Il problema è che la serra è un ambiente chiuso o semichiuso all'interno del quale la concentrazione aerodispersa e/o depositata di PF può risultare aumentata rispetto a quella corrispondente in campo aperto per effetto di una ridotta capacità di diluizione, con conseguente incremento del rischio di esposizione dei lavoratori.

Si indica che una prima analisi degli scenari ha consentito di identificare una differente potenzialità di esposizione inalatoria in funzione del tipo di copertura delle serre e della modalità di applicazione dei prodotti, indicando nelle serre tipo tunnel ombraio e nella applicazione dei PF per mezzo di atomizzatore una condizione più favorevole al contenimento del rischio chimico (il trattamento con lancia manuale sembra comportare condizioni di esposizione sfavorevoli rispetto all'atomizzatore anche quando questo venga effettuato in campo aperto).

I dati in ogni caso confermano l’incremento della potenziale esposizione inalatoria all’interno degli apprestamenti protettivi rispetto al campo aperto.

Infine, dal punto di vista degli ambienti termici, i valori medi di temperatura e umidità relativa mostrano che in serra possono verificarsi condizioni termiche severe. Alcune di queste condizioni, inoltre, possono indurre per alcune mansioni un tasso metabolico moderato, che potenzialmente comporta un maggior rischio di esposizione inalatoria, soprattutto quando non vengano utilizzati correttamente i dispositivi di protezione individuale. E lo stesso gradiente termico che si realizza all'interno delle serre tra le varie ore del giorno e tra l’interno e l’esterno, può compromettere l’integrità della barriera cutanea che, unitamente alla secrezione delle ghiandole sudoripare eccrine, può favorire la persistenza dei fitofarmaci sulla cute, ancora presenti nell'ambiente della serra dopo il trattamento, aumentando il rateo di assorbimento cutaneo e provocando anche dei quadri di dermatite cronica delle mani.

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